Dopo Amman, le nostre città invisibili sono tornate a casa.
Il 14 ottobre abbiamo inaugurato Racconti di città invisibili alla Biblioteca Oriani di Ravenna, nell’ambito della Biennale Internazionale di Mosaico.
Con noi c’erano Luciana Notturni e i mosaicisti giordani Sonia Twal, Baha’a Jankhot e Mohammad Salem. Le opere erano le stesse esposte pochi mesi prima alla Jordan National Gallery of Fine Arts, ma nel frattempo era cambiato tutto quello che avevano intorno.
Perché dalla Giordania non avevamo riportato soltanto i mosaici.
Avevamo riportato il deserto, le fotografie, i profumi, un tappeto comprato a Madaba e soprattutto il ricordo di un viaggio che ci aveva unite molto più di quanto avessimo previsto.
Una mostra da guardare, ma non soltanto
Quando abbiamo pensato all’allestimento, ci è sembrato impossibile appendere semplicemente le opere alle pareti e comportarci come se nel frattempo non fosse successo nulla.
La mostra di Amman era stata la nostra prima esposizione all’estero. Avevamo viaggiato insieme per giorni, condiviso camere, cammelli, una mongolfiera, il concerto del Maestro Riccardo Muti a Jerash, un’inaugurazione ufficiale e una quantità considerevole di risate.
Eravamo partite come professioniste, colleghe e concorrenti. Siamo tornate amiche.
Abbiamo quindi provato a portare alla Biblioteca Oriani anche un po’ di quel viaggio, trasformando la mostra in una piccola esperienza multisensoriale.
Abbiamo steso il tappeto acquistato a Madaba e vi abbiamo appoggiato un tavolino con ciotole di spezie e frammenti di ambra profumata, che i visitatori potevano annusare.
In un angolo abbiamo sistemato le fotografie della Giordania con il nastro di carta lasciato bene in vista.
Le opere avevano un allestimento da mostra. I ricordi, evidentemente, avevano un allestimento da viaggio.
Dalla pittura giordana alle città di Calvino
Ognuna di noi ha cercato una relazione fra un dipinto giordano e una delle città raccontate da Calvino, trasformandola attraverso smalti, marmi, pietre, vetri e ori.
Non si trattava di riprodurre i dipinti.
Il mosaico, come ho già avuto modo di osservare, non è una fotocopia molto più faticosa.
Taglia, frammenta, riflette, aggiunge spessori e cambia la superficie. Inevitabilmente porta l’immagine da un’altra parte.
A Ravenna il progetto è entrato nel programma dell’ottava Biennale Internazionale di Mosaico, nell’anno del centenario della nascita di Calvino. La mostra ha riunito ventidue mosaici e ha proseguito il dialogo fra Ravenna e Madaba, due città profondamente legate alla storia e alla cultura del mosaico.
Le mie tre città invisibili
Anche alla Biblioteca Oriani ho presentato Despina, Valdrada e Moriana.
Despina
È una città di confine fra due deserti. Il cammelliere la vede come una nave pronta a salpare, mentre il marinaio la vede come un cammello carico di merci.
Ognuno riconosce in lontananza ciò che gli manca.
L’ho realizzata con smalti, marmo e oro, costruendo un paesaggio giallo, caldo e quasi abbacinante, nel quale la città sembra emergere dal deserto e, nello stesso tempo, confondersi con esso.
Valdrada
Le due città si guardano continuamente, ma non si amano.
Nel realizzarla mi sono lasciata accompagnare anche dalle Cronache marziane di Ray Bradbury. Fra Bradbury e Calvino ho trovato una specie di cortocircuito: città lontane e pianeti immaginati che, alla fine, parlano soprattutto di noi.
Nel formato stretto e verticale, la città rossa scende verso l’acqua e nel riflesso comincia lentamente a disfarsi.
Moriana
Nella città descritta da Calvino tutto appare luminoso e seducente: ville di vetro, danzatrici dalle squame argentate e lampadari a forma di medusa. Ma basta girarle intorno per scoprire il lato opposto, oscuro e degradato.
Le mie meduse sono colorate, leggere e apparentemente innocue. In realtà parlano del riscaldamento dei mari e della violenza di genere.
Ad Amman erano finite sullo sfondo di quasi tutte le interviste televisive.
A Ravenna hanno nuotato molto più tranquille.
La seconda parte del viaggio
La mostra si è conclusa nei primi giorni di novembre.
È stata la tappa ravennate di un progetto internazionale di mosaico, un omaggio a Italo Calvino e un incontro fra artisti italiani e giordani.
Per noi è stata anche la seconda parte di un viaggio che non volevamo ancora archiviare.
Abbiamo portato dentro la Biblioteca Oriani le opere, naturalmente. Ma anche le fotografie, i profumi, il tappeto di Madaba e tutto quello che ci era rimasto addosso dopo la Giordania.
Alla fine Racconti di città invisibili ha parlato di mosaico, pittura e letteratura.
Ma ha raccontato anche qualcosa di molto più semplice: un viaggio condiviso può unire frammenti molto diversi.
Noi, su questo, eravamo già discretamente allenate.
Scopri la prima parte del viaggio: La nostra prima mostra di mosaico ad Amman


